Auto aziendale, la stangata è servita: ecco le cifre

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La tassazione secondo il nuovo modello passa dal 30 al 70%. Manageritalia: ricadute negative anche per l’automotive

Da 1.451 a 4.838 euro, da 923 a 3.075 euro: la modifica del trattamento fiscale delle auto aziendali concesse ai dipendenti come benefit previsto dalla nuova legge di Bilancio è una vera e propria stangata.  E colpisce in eguale misura sia i dirigenti d’azienda che i quadri.

Si tratta di un intervento che da solo vale il 10% delle nuove entrate fiscali aggiunti messe a bilancio per il 2020 e vale ben 513 milioni di euro l’anno.  Portando la tassazione dall’attuale 30 al 100 per cento,  secondo le stime di Manageritalia, ad essere colpiti dal provvedimento sarebbero in particolare i lavoratori dipendenti impegnati in ruoli commerciali, di relazione, di consulenza, di supervisione e gestione manageriale. Per i dirigenti d’azienda la ritenuta fiscale sul fringe benefit dell’auto aziendale, a fronte di una percorrenza annua standard di 15mila chilometri ed un costo per chilometro di 0,75, euro crescerebbe dall’attuale media annuale di 1.451 euro a 4.838 euro. Per i quadri, invece, con 15 mila km /anno ed un costo /chilometro di 50 centesimi,  le tasse lievitano da 923 euro a 3.075 euro, senza considerare i maggiori oneri per le ritenute previdenziali a carico dei lavoratori e per le addizionali regionali e comunali.

E’ “una misura sbagliata e controproducente, per l’economia e per l’ambiente, perché penalizza ingiustamente i lavoratori dipendenti, disincentiva il rinnovo del parco auto italiano e frena un settore fondamentale per l’innovazione e la sostenibilità del sistema produttivo”, protesta il presidente di Manageritalia Guido Carella. Che spiega: “L’aumento penalizzerebbe i dipendenti non solo sul piano fiscale ma anche su quello strumentale, visto che le auto aziendali sono utilizzate principalmente nello svolgimento di attività lavorative e solo in parte minore per attività private”. 

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Incidenti ridotti fino al 38% con sistemi assistenza guida

Ricerca Aci-Bosch: ‘Per auto vecchie, rischio aumenta del 50%’

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Con i sistemi di assistenza alla guida gli incidenti diminuiscono fino al 38% e un veicolo con più di 15 anni ha quasi il 50% di probabilità in più di rimanere coinvolto in un grave sinistro rispetto a un’auto immatricolata negli ultimi due anni. E’ il risultato di una approfondita ricerca Aci-Bosch presentato al Forum AutoMotive in corso a Milano.

Nel dettaglio: i modelli più costosi, dai 30mila euro in su e dotati di un numero maggiore di sistemi di assistenza alla guida, sono coinvolti in incidente 5,7 volte ogni milione di chilometri, mentre i veicoli con prezzo inferiore ai 15.000 euro sono esposti a un rischio triplo, rimanendo coinvolti fino a 15 volte ogni milione di chilometri percorsi. La ricerca, basata sui dati delle scatole nere di 1,5 milioni di veicoli nel 2017 e 1,8 milioni nel 2018, valuta l’efficacia specifica di alcuni ADAS e, in particolare, i benefici legati all’utilizzo del sistema di assistenza alla frenata. Senza dubbio, si evince, questi sistemi riducono il rischio di incidentalità. Alcuni modelli dotati di questa tecnologia, infatti, hanno fino al 38% di probabilità in meno di essere coinvolti in un incidente stradale rispetto alle vetture che ne sono sprovviste. Possono dunque essere evitati fino a 4 incidenti su 10 per i veicoli più costosi, mentre per i modelli della categoria A (mini) e B (utilitarie), fino a 2 su 10.

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Guida autonoma: l’ex di Apple Steve Wozniak: “Sul livello 5 mi sono arreso”

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Un recente intervento pubblico di Steve Wozniak, co-fondatore della Apple, ha riacceso la discussione sulle auto a guida autonoma: “Su questa idea di livello 5 (il massimo grado della scala Sae, quello che implica la piena automazione del veicolo, ndr) ho fatto un passo indietro. Mi sono davvero arreso. Non so nemmeno se accadrà nel corso della mia vita”. Per l’ex socio di Steve Jobs, che ha parlato in una conferenza a Las Vegas, la guida di tutti i giorni sarebbe troppo imprevedibile e ingestibile per la tecnologia attuale: insomma, l’auto senza conducente, senza pedali né volante, è ancora un miraggio.

Tempi dilatati. Di guida autonoma si è parlato – e si parla – parecchio: non c’è salone dell’auto che abbia superato indenne l’argomento. Ultimamente, però, l’entusiasmo sembra essersi raffreddato: se da un lato la transizione verso l’elettrico sta indubbiamente accelerando, con molte Case pronte ad accorciare le tempistiche sugli obiettivi commerciali, l’automazione presenta una tendenza opposta: chi pensava di spedire presto su strada delle auto capaci di muoversi da sole sta rivedendo i piani, posticipando le scadenze.

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Scooter, bici, monopattini: Milano è pronta per allargare l’offerta del sharing ma con nuove regole.


Palazzo Marino ha pubblicato 3 bandi per i gestori di flotte di veicoli in micromobilità elettrica

http://www.milanotoday.it/attualita/bandi-monopattini-sharing.html

Milano incentiva lo sviluppo della mobilità elettrica e condivisa e, definite regole chiare per l’utilizzo dei mezzi in sharing, pubblica sul sito del Comune tre bandi che consentono ai gestori di flotte di veicoli in micromobilità elettrica, scooter e biciclette a flusso libero di attivare il servizio e mettere a disposizione dei cittadini nuove flotte condivise sul territorio di Milano; da martedì 29 ottobre sarà possibile presentare le manifestazioni di interesse.“


In particolare potrà essere avviato sperimentalmente e all’interno di un sistema di regole stringenti lo sharing di veicoli elettrici innovativi come monopattini, hoverboard, segway, monowheel da parte delle aziende e dei soggetti interessati. Saranno invece potenziate le flotte di biciclette meccaniche e elettriche apedalata assistita a flusso libero e gli scooter elettrici.

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Diesel o elettrico? I risultati vi sorprenderanno: l’idrogeno è pazzesco

Secondo gli ultimi test condotti sul consumo dei veicoli in base al tipo di alimentazione, tra diesel, elettrico ed idrogeno a spuntarla sarebbe stato proprio quest’ultimo

https://www.tecnoandroid.it/2019/10/25/diesel-o-elettrico-i-risultati-vi-sorprenderanno-lidrogeno-e-pazzesco-613223

Il mondo delle automobili e di ogni altro mezzo di locomozione è in continuo aggiornamento ormai da diverso tempo. Le nuove norme anti-inquinamento hanno fatto sì che gli utenti si ritrovassero ad affrontare situazioni di scelta, soprattutto tra il tanto amato diesel e il nuovo elettrico che da anni prova a dominare.

I confronti hanno dimostrato che c’è un ottimo duello in corso anche se a vincere è stato incredibilmente il diesel. Secondo quanto riportato infatti, il vecchio tipo di alimentazione avrebbe battuto quello a batteria in merito alle emissioni nocive prodotte. Lo scarto dunque tra equipaggiamenti con funzione endotermica e sistemi elettrici è stato quindi notevole. Nonostante ora il pubblico si ritrovi già assorto nei dubbi, sembra che ci sia un altro fenomeno a cui dar conto, ovvero il suggestivo scenario del motore a idrogeno.

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Tir ‘truccati’ per risparmiare antinquinante, maxi sanzioni

Otto camion smascherati in settimana dalla Stradale di Novara

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Tir ‘truccati’ per risparmiare sui costi di gestione finendo con l’inquinare più del dovuto. E’ quanto ha scoperto la polizia stradale di Novara che in una settimana, durante i controlli sulla Torino-Milano, ha fermato ben otto mezzi pesanti modificati illegalmente attraverso uno speciale dispositivo collegato alla centralina. Per i conducenti sono scattate sanzioni fino a 2mila euro.
Il dispositivo confonde la centralina, bloccando l’immissione dell’additivo AdBlue. In questo modo il veicolo non rallenta, quando non viene sostituito il liquido antinquinante, ma scarica grandi quantità d’inquinanti, tanto che un veicolo Euro 6 può inquinare quanto un Euro 0.

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Allarme auto in affitto: le grandi aziende non rinnovano le flotte di veicoli. Come nel 2008…

Allarme auto in affitto: le grandi aziende non rinnovano le flotte di veicoli. Come nel 2008…

Tutti fermi! Si è accesa un’altra luce rossa per l’economia nazionale. Le aziende stanno tirando il freno a manoe sembra proprio che si stiano preparando al peggio. L’ANIASA (l’associazione tra le aziende che affittano auto e che fa parte di Confindustria) segnala l’ennesimo allarme perché, dice, che si sta riproponendo una situazione molto simile a quella attraversata durante la grande crisi iniziata nel 2008. Il fatto è che le aziende titolari di rilevanti flotte di veicoli stanno chiedendo a chi affitta di allungare i contratti di renting oltre i fisiologici 36 mesi. Un marcatore, la richiesta di allungamento dei contratti oltre la normale scadenza, che non fa male agli “affitta macchine”, che continuano a percepire il canone mensile, ma che esplicita l’incertezza della situazione economica, della scarsa chiarezza delle prospettive e nello stesso momento della volontà di non bruciare quelle risorse che, quando il maltempo economico aumenterà, potrebbero essere essenziali per sopravvivere.

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I motociclisti di tutta Europa eleggono le gomme dell’anno

https://www.gripdetective.it/news/gomme-dellanno-elette-dai-motociclisti-di-tutta-europa

Moto-Pneumatici.it ha pubblicato i risultati del sondaggio condotto tra i motociclisti che ha decretato le migliori gomme dell’anno. Da una parte il sondaggio gomma dell’anno rivela un gruppo di vincitori piuttosto eterogeneo e dall’altra indica delle chiare preferenze specifiche per paese. Quindi il paese di provenienza del marchio di pneumatici è chiaramente rilevante per la sua popolarità. I motociclisti tedeschi preferiscono per esempio Continental, i biker francesi sono fedeli a Michelin e noi italiani preferiamo Pirelli.

Complessivamente 3.150 persone hanno partecipato al sondaggio, aperto da luglio a settembre in 10 paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Svezia, Svizzera e Spagna). I motociclisti dovevano indicare le proprie preferenze in 9 categorie in una selezione di modelli attuali. I vincitori in Germania sono:

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Toyota: l’elettrica che non c’è.

https://www.lautomobile.aci.it/articoli/2019/10/23/toyota-lelettrica-che-non-ce.html

TOKYO – Toyota non ha in gamma un’auto elettrica. Mentre le rivali annunciano una moltiplicazione infinita di modelli solo a batteria, la Casa giapponese si è finora tirata fuori dalla partita. Una scelta spesso criticata: perché il costruttore numero uno al mondo (la testa della classifica è in evoluzione continua) è così in ritardo?

La risposta arriva da Shigeki Terashi, vice presidente esecutivo e a capo dello sviluppo tecnologico di Toyota: “Non siamo indietro rispetto agli altri perché un’auto elettrica ha gli stessi componenti di ibride e ibride plug-in che noi già vendiamo in milioni di esemplari”. Non a caso Terashi ha anticipato che nel 2025 la Casa giapponese arriverà a quota 5,5 milioni di vetture elettrificate l’anno.

Un’elettrica differente per ogni mercato

Semmai il problema è rendere il business sostenibile: “I volumi sono in crescita ma rimangono bassi e soprattutto concentrati in una sola area geografica”. I numeri gli danno ragione: lo scorso anno si sono vendute nel mondo 1,21 milioni di vetture elettriche, delle quali oltre 700mila in Cina. “Il business sta in piedi solo con gli incentivi”, ripete più volte Terashi. Difficile così ragionare in termini di strategia globale. Meglio andare lentamente e a singhiozzo, con vetture diverse per ogni mercato: una berlina in Cina, un suv negli Stati Uniti e una compatta in Europ

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#fahrradstraße. Monaco di Baviera

La città di Monaco di Baviera ha implementato più di 80 strade ciclabili #fahrradstraße dove i ciclisti hanno priorità sulle auto.

Secondo la valutazione effettuata dopo l’implementazione, l’uso dell’automobile si è ridotto dell’11% mentre il numero di ciclisti è cresciuto del 20%. La valutazione economica condotta da Decisio all’interno del progetto Handshake ha calcolato un ritorno economico sociale dell’investimento pari a €29 milioni contro un costo di €72 mila euro.