Pirelli Cyber Tyre e la rete 5G – L’impatto sul settore secondo Daniel Gainza

https://www.pneusnews.it/2019/11/20/pirelli-cyber-tyre-la-gomma-che-interagisce-con-la-rete-5g-lintervista-a-daniel-gainza/#jp-carousel-93016

Pirelli è la prima azienda al mondo del settore pneumatici a condividere su rete 5G informazioni relative al manto stradale, rilevate da pneumatici intelligenti, e ha presentato giovedì a Torino lo use case “World-first 5G enhanced ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) services”. La dimostrazione di Pirelli è avvenuta nel corso dell’evento “The 5G Path of Vehicle-to-Everything Communication” organizzato dalla 5GAA – Automotive Association, di cui Pirelli è membro.

A rappresentare Pirelli in questo evento, diviso in una parte istituzionale e una parte dimostrativa, c’era Daniel Gainza, chief commercial officer di Pirelli Cyber, a cui all’inizio di quest’anno è stata affidata la commercializzazione del pneumatico sensorizzato Cyber. “Il pneumatico connesso sembra un tema lontano e futuristico, ma non è così”, dice il manager. “La rete 5G e i sistemi di sicurezza avanzati prevedono infatti anche un ruolo attivo per i pneumatici e questo avrà un impatto significativo su tutti gli attori del nostro settore.”

Secondo Gainza è tempo di parlare di questi argomenti in maniera più concreta anche per l’industria dei pneumatici ed è anche per questo che Pirelli ha partecipato all’evento, insieme alle principali compagnie telefoniche, ai produttori di auto e di sistemi connessi, tutti attori interessati a sensibilizzare il pubblico e le istituzioni, affinché si preparino per meglio sfruttare la tecnologia.

“Sono stati fatti passi avanti importanti in Italia, soprattutto nelle grandi città, come Torino e Milano”, continua Gainza, aggiungendo che l’Italia sta guadagnando un posto preminente su questo tema all’interno dell’Unione Europea.

Grazie alla cooperazione tra Pirelli, Ericsson, Audi, Tim, Italdesign e KTH, sulla pista prove posta sul tetto del Lingotto, è stato mostrato come un veicolo dotato di pneumatici sensorizzati Pirelli Cyber Tyre e connesso alla rete 5G, sia in grado di trasmettere il rischio di acquaplano rilevato dai pneumatici ad un altro veicolo in arrivo, attraverso l’utilizzo della banda ultra larga e la bassa latenza del 5G.

Pirelli è la prima azienda al mondo del settore pneumatici a condividere su rete 5G informazioni relative al manto stradale, rilevate da pneumatici intelligenti, e ha presentato giovedì a Torino lo use case “World-first 5G enhanced ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) services”. La dimostrazione di Pirelli è avvenuta nel corso dell’evento “The 5G Path of Vehicle-to-Everything Communication” organizzato dalla 5GAA – Automotive Association, di cui Pirelli è membro.

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Il 5G al volante: ecco come renderà l’auto più sicura

Assistenti alla guida, segnalazione di incidenti o pedoni, allerte per frenare: spinta sugli investimenti in sicurezza per lanciare i veicoli connessi. E il 5G come standard europeo

Classica situazione da crepacuore per chi è al volante: macchine parcheggiate a bordo strada, buio, all’improvviso un pedone taglia la strada all’auto. Impossibile vederlo prima di ritrovarselo davanti. Il piede sul freno è questione di pochi secondi. Ma se il veicolo è in grado di captare i dispositivi che ha intorno, tracciarne la posizione e avvertire in tempo reale chi è al volante, il rischio si riduce notevolmente. Perché l’automobile connessa, dopo aver riconosciuto lo smartphone del pedone, avvisa il conducente: frena.

Le tecnologie per la sicurezza stradale sono una delle applicazioni più sviluppate del 5G ai trasporti. E uno degli strumenti con cui industria dell’auto, compagnie telefoniche e aziende di telecomunicazioni spingono perché le reti mobili di quinta generazione diventino, di fatto, lo standard per veicoli connessi o a guida autonoma in Europa, visto che la Commissione, appellandosi alla neutralità tecnologica, di fatto ha deciso di non legarsi a una delle due tecnologie sul piatto: il 5G da un lato e il wifi dall’altro.

Al momento, la palla passa al mercato. E quest’ultimo tifa 5G, complice il lancio commerciale nelle prime città coperte dal segnale. A Torino la 5GAa, un’associazione internazionale che riunisce produttori di auto, operatori telefonici e imprese dell’information technology, ha messo in strada una flotta di auto connesse dotate di avanzati sistemi di sicurezza, per dimostrare come le reti di quinta generazione possano far dialogare tra loro veicoli, segnaletica, infrastrutture stradali, sensori e altri dispositivi utili per monitorare il traffico, come gli smartphone dei pedoni. Una foresta di produttori di dati che, raccolti e ridistribuiti, riducono i rischi su strada. Alla base c’è la tecnologia C-v2x, cellular vehicle to everything, che consente a una quattro ruote di scambiare informazioni con un altro veicoli (V2v), con un’infrastruttura (V2i) e viceversa.

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I neopatentati vogliono l’auto a benzina È l’esito di una ricerca del portale AutoScout24: solo il 13% la vuole elettrica. La Fiat 500 il modello più desiderato

Prendere la patente rappresenta uno dei traguardi più importanti della vita, sentito soprattutto dai giovanissimi come una fase che rende finalmente indipendenti, segnando l’ingresso nel mondo degli adulti. Una passione, quella per l’auto, che in Italia scatta velocemente, appena la legge lo consente. Secondo l’elaborazione del Centro Studi di AutoScout24, su base dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel 2018 567.139 persone hanno superato l’esame di guida per l’ottenimento della patente B, di cui ben l’80% (453.625) riguarda giovani dai 18 ai 21 anni.

Quali sono le curiosità e i dubbi dei giovani neopatentati? Per saperne di più ed essere in grado di intercettare i bisogni di tutti i propri utenti, AutoScout24 ha interrogato proprio la Generazione Z di neoautomobilisti della rete, scoprendo che il 71% dei giovani della fascia 18-21 anni non resiste alla voglia di guidare e ottiene la patente nei tempi regolari, contro l’8% che rimanda per una questione di costi e il 6% che è stato bocciato una/più volte all’esame di guida. Perché lo fanno? Quasi otto su dieci per essere finalmente autonomo e gestire il proprio tempo, il 46% ritiene la patente una conquista personale, il 42% è mosso dalla comodità di potere svolgere servizi/commissioni utili anche per altri e il 41% guarda soprattutto alla possibilità di viaggiare e raggiungere posti nuovi.

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Daimler, l’auto elettrica non fa tornare i conti. A casa mille manager

Piano di risparmi da 1,4 miliardi entro il 2022. Il numero uno Ola Källenius ha spiegato che i profitti rimarranno sotto pressione per i prossimi due anni. La strategia del brand della stella a tre punte non convince gli investitori

Bella l’auto elettrica, silenziosa, potente in accelerazione e, poniamo il caso del suv Mercedes EQC, dotata di circa 400 chilometri di autonomia. Peccato che di colonnine per la ricarica poche, lungo una qualsiasi autostrada italiana. E che la vettura costi 80mila euro. Questo per dire che la rivoluzione dell’auto elettrica in corso pone i grandi costruttori davanti a un dilemma: investire miliardi per cambiare e adattarsi a un nuovo ecosistema disegnato non dal mercato ma dalla politica. Bruxelles ha dettato regole per i limiti alle emissioni che definire sfidanti è poco.

Altro piccolo particolare: il mercato che ancora non risponde con volumi adeguati ai costi da affrontare, deprimendo i margini. Anche perché le case automobilistiche hanno cominciato a rinnovare la gamma a partire dai Suv e dai crossover, non dalle piccole. Intendiamoci, la prima utilitaria Volkswageninteramente elettrica, la ID.3, arriverà solo nel 2020 e comunque costerà a partire da circa 30mila euro. Mentre chi cerca un’auto piccola non vuole spenderne più di 10-15mila. E la Tesla Model 3, che dovrebbe essere mass-market? Costa da un minimo di 50mila euro.

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Tassa sulle auto aziendali: a che punto siamo? Ecco tutti i modelli colpiti dalla tassa sulle auto aziendali

La lista delle auto colpite è lunga e include anche modelli e allestimenti insospettabili.

La tassa sulle auto aziendali è una delle misure più discusse contenute nella manovra del governo giallorosso.

Il provvedimento ha già subito alcune sostanziali modifiche, ma non è detto che resti invariato. Anzi, il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, ha parlato della possibilità di non rendere la tassa retroattiva, come invece preannunciato in un primo momento.

In ogni caso, nella sua prima versione, la proposta prevedeva che la flotta delle auto aziendali pesassero per il 100% del loro valore sul reddito di tutti coloro che non fossero agenti o rappresentanti di commercio, indipendentemente dal tipo di auto inquinante. In un secondo momento il limite si è abbassato al 30% per tutti, senza distinzioni di categoria. Unico discriminante: possedere un mezzo ibrido o elettrico. Chi possiede un veicolo inquinante dovrà fare i conti con il limite del 60%. Ma come si fa a sapere se il nostro veicolo è inquinante? Il provvedimento parla chiaro: “La percentuale è elevata al 60% in caso di emissioni di biossido di carbonio fino a grammi 160 per chilometro e al 100% in caso di emissioni”.

La lista delle auto colpite

Fatta chiarezza, passiamo adesso a dare un’occhiata approfondita alla lista di tutte le auto colpite dalla stangata a causa delle loro caratteristiche tecniche. L’elenco delle auto che hanno un livello di emissioni di Co2 superiore a 160 grammi su chilometro è lungo e riserva diverse sorprese. Già, perchè troviamo nella mischia anche allestimenti di macchine comunissime, come la Giulietta e la Fiat Tipo, e non solo grandi suv è supercar.

Di seguito le auto colpite e i rispettivi modelli e allestimenti:

Abart: 124 Spider.

Alfa Romeo: 4c 1750, Giulia, Giulietta e Stelvio.

Aston Martin: DB11, DBS Superleggera, Rapide S, V12, Vanquish cabrio e V8 Vantage.

Audi: A3, A4, A5, A7, A8, A6 A6 allroad, R8, RS3/4/5/6/7, S1/3/4/5/6/7, SQ5/7, TT, Q5, Q7 e Q8.

Bentley: Bentayga, Continental GT e Flying.

BMW: 335d, 340i, 435d, 440i, 540i, 640d, 640i, 650i, 740Ld, 750d, M1/2/4/5/6, e X3/4/5/6/7, Serie 1, Serie 2, Serie 3, Serie 5, Serie 6 Gran Turismo, Serie 7, Serie 8.

Cadillac: ATS, CT6, XT5, CTS e Escalade.

Chevrolet: Camaro, Corvette e Edition.

Citroen: SpaceTourer.

Cupra: Ateca.

Dr: dr Evo5, dr3, dr4, dr6.

Ferrari: 488 GTB e Spider, 812, F12, GT4 Lusso, Portofino e LaFerrari.

Fiat: 500X, 500L, Doblò, QUBO e Tipo.

Ford: Edge, Focus, Kuga, Mondeo e Mustang, Galaxy e S-Max.

Honda: Civic, CR-V e NSX.

Hyundai: i30, Santa Fe e Tucson.

Infinity: Q30, Q50, QX70 e Q60.

Jaguar: E-pace, F-pace, F-type, XE, XF e XJ.

Jeep: Cherokee, Compass, Grand Cherokee, Renegade e Wrangler.

Kia: Optima, Sportage e Stinger.

Lamborghini: Aventador, Huracàn e Urus.

Land Rover: Defender, Evoque, Discovery, Range Rover Sport, Range Rover Velar e Range Rover.

Lexus: LC, RC e LS.

Lotus: Elise, Evora e Exige.

Mahindra: XUV500.

Maserati: Ghilbi, Levante, Quattroporte.

Mazda: Cx5.

McLaren: 540C, 570GT, 570S e 720S.

Mercedes: Classe B/C/E/G, GLA, GLC, GLE, GLS, CLA, GT, Maybach, S350/400/450/560/600/63/65, SL, SLC, V200 e V250, Classe C, Classe E,Classe G, Classe GLB, Classe S, CLS coupé, Classe V, GLC suv, GLC coupé.

Mini: Mini Clubman.

Mitsubishi: Outlander, Eclipse Cross e Pajero.

Nissan: X-Trail, 370Z e GT-R.

Opel: Combo, Insignia, Mokka e Zafira.

Peugeot: Traveller BlueHDi.

Porshe: Macan, 718 Cayman, 911, Cayenne e Panamera.

Renault: Koleos, Espace e Mégane.

Seat: Leon, Alhambra e Tarraco.

Skoda: Superb e Kodiaq.

Ssangyong: Korando, Tivoli, XLV e Rexton.

Subaru: Forester, Levorg e Outback.

Suzuki: Jimny.

Toyota: GT86 e Land Cruiser.

Volkswagen: Multivan, Tiguan, Tiguan Allspace e Touareg.

Volvo: S90, V60, V60 Cross Country, V90, XC40, XC60 e XC90.

I veicoli saranno più sicuri dalla metà del 2022


In seguito a un’iniziativa della Commissione europea, l’anno scorso è partito ufficialmente l’iter per la diffusione di nuove normative che hanno l’obiettivo di aumentare la sicurezza dei futuri veicoli venduti in tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea.

Nei giorni scorsi è stato finalmente ufficializzato il termine del procedimento, con il regolamento che entrerà in vigore a partire dalla metà del 2022. Le auto, i camion, gli autobus e i furgoni di nuova immatricolazione dovranno disporre per legge dei sistemi di sicurezza e degli aiuti alla guida con l’obiettivo di accrescere la sicurezza su strada. Inoltre, gli stessi sistemi dovranno essere implementati di serie su tutti i veicoli a partire dal 2024.

I sistemi obbligatori per tutti i veicoli saranno:

  • Registrazione dei dati in caso di incidente
  • Maggiore sicurezza durante la fase di retromarcia
  • Segnalazione più chiara delle frenate d’emergenza
  • Adattamento intelligente della velocità
  • Monitoraggio più preciso della pressione degli pneumatici
  • Avvertimento del conducente in caso di sonnolenza e/o distrazione
  • Monitoraggio del tasso di alcol nel sangue

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Quanto sono sicure le auto che si guidano da sole

In molte circostanze sono più reattive e precise di noi, ma è ancora presto per dire che ci abbiano superato

In una notte di metà marzo dello scorso anno, una donna di nome Elaine Herzberg stava attraversando a piedi una strada in una zona scarsamente illuminata di Tempe, una città dell’Arizona. Fu investita da un SUV di Uber con un sistema di guida autonoma (ovvero con una persona all’interno a supervisionare le scelte autonome dell’auto): l’automobile la travolse, insieme alla bicicletta che stava portando a mano, uccidendola. La notizia finì sui giornali di mezzo mondo ed Herzberg divenne la prima persona a essere stata investita e uccisa da un’auto che si guida da sola, portando a numerosi dubbi sul futuro prospettato dalle aziende della Silicon Valley in cui i veicoli si guideranno da soli e non dovremo nemmeno curarci di loro.

L’incidente di Uber
All’epoca la polizia aveva spiegato che difficilmente si sarebbe potuto evitare l’incidente anche nel caso di un essere umano alla guida: Herzberg avrebbe iniziato ad attraversare all’improvviso, comparendo di colpo in mezzo alla strada buia, in un punto senza strisce pedonali. A distanza di oltre un anno, però, le indagini sull’incidente di Tempe sono arrivate a una prima serie di conclusionipoco incoraggianti per Uber e le altre aziende del settore: Herzberg fu investita a causa di problemi al software della Volvo XC90 equipaggiata con sistemi per la guida sviluppati da Uber. Secondo lo US National Transportation Safety Board (NTSB), l’agenzia investigativa del governo degli Stati Uniti che si occupa di incidenti legati ai mezzi di trasporto, il sistema non fu in grado di identificare Herzberg come un pedone. Per ora l’NTSB non ha comunque indicato una causa certa per l’incidente, ma fornirà ulteriori dettagli entro la fine di novembre.

Gli esperti che hanno condotto l’indagine ritengono comunque che il software di Uber non avesse identificato la bicicletta come ad alto rischio di collisione, fino a pochi istanti prima di entrare in contatto con Herzberg, che la stava portando a mano. A quel punto lo spazio di frenata non era sufficiente e di conseguenza si verificò l’incidente. Il sistema non era apparentemente in grado di rilevare con precisione un attraversamento inatteso della strada, in una zona priva di strisce pedonali e dove non era consentito passare ai pedoni.

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Come la Cina domina il mercato delle batterie per auto elettriche

Si è mossa per tempo e con un mix di incentivi, minacce e investimenti è diventata il più grande produttore mondiale: ora Europa e Stati Uniti devono colmare la distanza

Se siete un produttore di automobili e volete vendere una delle vostre auto elettriche in Cina avete praticamente una scelta soltanto: le batterie, la parte più profittevole di un’auto elettrica, dovrete acquistarle da un’azienda cinese. Non è una questione secondaria, visto che la Cina è il più grande mercato per l’auto elettrica al mondo. Più di metà del totale delle auto elettriche vendute ogni anno al mondo viene acquistato in Cina, una percentuale destinata a rimanere costante anche nel prossimo futuro: secondo alcune stime, nel 2030 il 57 per cento delle auto elettriche al mondo sarà venduto in Cina, il 26 per cento in Europa e l’8 per cento negli Stati Uniti (già oggi in Cina si vendono più auto elettriche che in tutto il resto del mondo messo insieme).

L’obbligo di comprare batterie cinesi, imposto quattro anni fa, ha contribuito in maniera determinante a creare proprio in Cina la più forte industria per la produzione di batterie per auto al mondo, uno dei settori più importanti per il futuro dell’industria automobilistica. Al momento la Cina produce tra il 60 e il 70 per cento di tutte le batterie al mondo, ma il più grande produttore è un’azienda coreana, la LG Chem (che possiede diversi impianti in Cina). Entro il 2028 gli analisti prevedono che venga superata dal principale produttore di batterie cinese, la società CATL fondata otto anni fa da Robert Zeng.

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Clima, nessun Paese del G20 in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi | Fanalino di coda è l’Australia

Unʼindagine condotta da Climate Transparency rivela le difficoltà dei grandi Paesi. Bocciata anche lʼItalia nei settori trasporti ed edilizia

CREDITS: https://www.tgcom24.mediaset.it/green/clima-nessun-paese-del-g20-in-linea-con-obiettivi-parigi-fanalino-di-coda-laustralia_11008098-201902a.shtml

Nessuno dei Paesi del G20 è sulla giusta strada per raggiungere gli obiettivi dell’accordo sul clima del 2015, cioè contenere l’aumento della temperatura media entro 2 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale. Maglia nera all’Australia ma pure le performance dell’Italia sono da migliorare per le emissioni nei trasporti e nell’edilizia. Lo rivela il report annuale “Brown to green” di Climate Transparency sulla base di 80 indicatori.

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Auto aziendali, il governo riduce la stangata: tasse al 60%. Salve elettriche e ibride

https://www.ilsole24ore.com/art/auto-aziendali-governo-riduce-stangata-tasse-60percento-salve-elettriche-e-ibride-ACdMhwv

Dopo una giornata di polemiche politiche e proteste del settore automotive la precisazione del Mef: imponibile base al 60%, si sale al 100% solo per le vetture inquinanti, resta al 30% per elettriche e ibride

Alla fine di una giornata di polemiche politiche e critiche degli operatori del settore, mentre già le imprese iniziavano a fare i conti sul suo impatto, la stretta fiscale sul fringe benefit ai lavoratori dipendenti legato all’uso privato delle auto aziendali è stata allentata. Nella tarda serata di ieri, il ministero dell’Economia ha fatto filtrare la notizia che nella bozza della legge di Bilancio la stretta, che già si iniziava a valutare nell’ordine dei 500 milioni di euro, sarà rimodulata.

Auto aziendali, tassare il benefit oltre il 30% significa penalizzare il dipendente su uno strumento di lavoro

Dunque, se nelle prime ipotesi divenute pubbliche il valore tassabile dell’uso privato del mezzo aziendale saliva dal 30% al 100% del costo chilometrico calcolato dall’Aci nelle sue tabelle ufficiali su una percorrenza annua di 15mila chilometri, ora viene annunciata una rimodulazione. Che non elimina la stangata, ma la attenua per la maggior parte dei dipendenti.

Per quanto è stato lasciato trapelare, la rimodulazione creerebbe tre fasce di modelli.

Il passaggio al 100% solo per le «vetture superinquinanti»
Non è chiaro se questa espressione sia riferita alle emissioni nocive o a quelle di CO2.

Nel primo caso, verrebbero penalizzati i modelli meno recenti, che non rispettano ancora gli standard emissivi Euro 6 (le flotte aziendali sono più moderne rispetto alla media del parco circolante, ma ciò non toglie che abbiano ancora una quota rilevante di esemplari Euro 5).

Nel secondo caso, si colpirebbero i modelli anche recentissimi che hanno consumi elevati (la CO2, che è “solo” un gas climalterante, è direttamente proporzionale ai consumi). E i motori a benzina verrebbero sempre penalizzati più dei diesel.

I modelli colpiti dall’aggravio 
Ci sarebbe poi una seconda fascia di modelli – in cui rientrerebbe la stragrande maggioranza delle attuali flotte aziendali – che subirebbe un aggravio più contenuto, ma comunque molto sensibile. La quota di percorrenza per uso privato tassabile, infatti, raddoppierebbe : dal 30% al 60% (che secondo il ministero sarebbe nella media Ocse) dei 15mila chilometri.

Salve le elettriche e le ibride
Dagli aggravi di tassazione verrebbe salvata soltanto una terza fascia, quella delle auto elettriche o ibride, per le quali resterebbe il 30%. Non è chiaro come verrà definita ufficialmente questa categoria: teoricamente potrebbero rientrarvi anche le recentissime mild e micro hybrid, classificate ufficialmente sulle carte di circolazione come ibride, ma con consumi ed emissioni non tanto più basse rispetto a quelle tradizionali a benzina.

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