Il mercato auto va a picco: nel mese di Marzo ulteriore flessione dell’85,4 per cento

di A.Ferrari

FOTO: dati: http://www.unrae.it

Il mercato dell’auto è in grave sofferenza, le vendite hanno subito un calo dell’85,4%, con il blocco della mobilità e lo stop forzato delle concessionarie era in parte prevedibile ma non certo in questa misura.

Il dato sull’immatricolato nel periodo gennaio-marzo 2020 registra in tutto appena 347.193 autovetture, con una variazione di -35,47% rispetto al periodo gennaio-marzo 2019. Dati così negativi non si erano mai visti, siamo tornati alle vendite che c’erano in Italia negli anni Sessanta e la previsione per i prossimi mesi è ancora più cupa del previsto perché c’è da aspettarsi che fra marzo ed aprile il mercato auto possa perdere ancora (si stimano 350.000 pezzi) quindi con un calo del 60% su base annua. Aggiungiamo che questo tracollo arriva dopo un periodo di crisi visto che nel 2007-2019, di fronte ad un calo del 23,2%, persero il lavoro circa 30.000 lavoratori del sistema.

UNRAE, Federauto, e tutti gli operatori del settore chiedono a gran voce un aiuto dal Governo perché il settore ha tutti i numeri per giustificarlo: dal dato occupazionale, al peso sul PIL, alle entrate fiscali che generano la vendita, l’assistenza e la gestione degli autoveicoli. Le misure finora introdotte sulla cassa integrazione, sebbene siano molto utili, non sono sufficienti a fronteggiare una situazione senza precedenti in cui bisogna governare imprese complesse, settate su volumi di attività che nessuno sa quando potranno essere nuovamente raggiunti. bisogna prevedere senza indugio un meccanismo di incentivazione della domanda in grado di favorire, non solo l’acquisto di auto verdi, ma anche di auto ad alimentazione tradizionale di ultima generazione a fronte della rottamazione di modelli di generazioni precedenti, non escludendo la rottamazione incentivata di auto usate molto inquinanti con auto usate più recenti. Il modello dovrebbe essere quello del 1997 quando gli incentivi ebbero effetti molto significativi, con costi interamente coperti dal maggior gettito Iva sulle vetture vendute con incentivi, con la mobilitazione di una parte dell’ingente patrimonio costituito dal risparmio dei privati e con un contributo allo sviluppo del Pil stimato dalla Banca d’Italia in 0,4 punti percentuali.

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